la radio uabab #259

Radio Sonora la radio uabab #258
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(puntata registrata telefonicamente tramite Zencastr)


Bless You
John Lennon
Gimme Some Truth. The Ultimate Mixes. (Universal, 2020)
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Golden Lady

Lambchop
Trip (City Slang, 2020)
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Pigeons
Bill Callahan
Gold Record (Drag City, 2020)
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What Is It That I Need That I Don’t Already Have?

Elvis Costello
Hey Clockface (Concord, 2020)
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Bigger Flames (feauturing Robert Wyatt)

Mary Halvorson’s Code Girl
Artlessly Falling (Firehouse 12 Records, 2020)
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la radio uabab #258

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Yama

Kamilya Jubran | Werner Halser
Wa (Akuphone, 2020)
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Sundown Forest

Masma Dream World
Play At Night (Northern Spy Records, 2020)
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Blessings

Lama Lobsang Palden & Jim Becker
Compassion (Drag City, 2020)
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Tutaki

Riki Gooch | Alistair Fraser
Rangatira (Noa Records, 2020)
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Om Shanti Om

Don Cherry
Om Shanti Om (Black Sweat Records, 2020)
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la radio uabab #257

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Bayasiphazamisa

SPAZA
UPRIZE! (Music from the Original Motion Picture) (Mushroom Hour Half Hour, 2020)
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Interregnum

Asher Gamedze
Dialectic Soul (On The Corner, 2020)
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uveni

Dumama & Kechou
Buffering Juju (Mushroom Hour Half Hour, 2020)
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Run, the Darkness Will Pass

Shabaka And The Ancestors
We Are Sent Here By History (Impulse!, 2020)
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Pezulu (Way Up)

Dudu Pukwana
Dudu Phukwana and the “Spears” (Matsuli Music, 2020 [1968-1969])
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la radio uabab #256

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Picaflor Palomitay Strings edit [2016]
Jimenez w_ Peter’s Piano Mallets & Chino Amobi demo DJ edit [2012]
Elysia Crampton Chuquimia
Selected Demos & DJ Edits [2007 – 2019] (self released, 2020)
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Sabado Cultural
Dick El Demasiado
Celulitis Illuminati (Staalplaat, 2020)
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Los Golpeadores De La Cumbia
Meridian Brothers
Cumbia Siglo XXI (Les Disques Bongo Joe, 2020)
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the big one
Negro Leo
Desejo De Lacrar (YB Music/Qtv, 2020)
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El que esta llorando
Dinastía Torres
Los Duendes De La Marimba (Palenque Records, 2020)
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la radio uabab #255

Radio Sonora
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Lento from Trio

ICP Orchestra & Nieuw Amsterdams Peil
De Hondemepper (ICP, 2020)
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The Midges
Bill Wells
The Viaduct Tuba Trio Plays The Music Of Bill Wells (Bison, 2020)
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Compulsion _ Going Through the Motions

William Ryan Fritch
The Letdown (Lost Tribe Sound “Built Upon A Fearful Void”, 2020)
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Star Trap

Arnold Dreyblatt
Star Trap (Black Truffle Records, 2020)
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Kaban
Kaboom Karavan
The Log and the Leeway (Miasmah Recordings, 2020)
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la radio uabab #254

Radio Sonora
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Black Is |
Sorry Ain’t Enough
SAULT
Untitled (Black Is) (Forever Living Originals, 2020)
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Fabus Foo Geemix
Jyoti (Georgia Anne Muldrow)
Mama, You Can Bet! (eOne Music/SomeOthaShip Connect, 2020)
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Holds
Mourning [A] BLKstar
The Cycle (Don Giovanni Records, 2020)
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Black Be Tha God, NEGRO.(wisdom.cipher)
Pink Siifu
NEGRO (bandcamp, 2020)
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Act 3 – Time of No Time
Moor Mother | Irreversible Entanglements
Circuit City (Don Giovanni Records, 2020)
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la radio uabab #253

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Dois litorais
Joana Queiroz
Tempo sem Tempo (YB Music, 2020)
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Play the Ghost
Sarah Davachi
Cantus, Descant (Late Music, 2020)
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River Dreams
Beverly Glenn-Copeland
Transmissions: The Music of Beverly Glenn-Copeland (Transgressive, 2020)
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Streets of the World
Anne Waldman
Sciamachy (Fast Speaking Music, 2020)
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The Four Cardinal Times
Soundwalk Collective with Patti Smith
Peradam (Bella Union, 2020)
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Mike Cooper
Astrosurfing

(scritto per The New Noise)

Forse non tutto è perduto. Forse tutta quell’umanità distratta (di cui facciamo parte), ripiegata, ingobbita e allettata sui propri dispositivi ha ancora qualche possibilità. Forse quel navigare inutile nel mare di fuffa mediatica che si moltiplica all’infinito potrebbe al fine raggiungere qualche approdo: come un buco nella rete che conduce ad un passaggio dimensionale da dove rimirare un nuovo orizzonte!

Metti caso, per esempio, di trovarti in qualche luogo di transito come il salone affollato di un aeroporto o la sala d’aspetto di una stazione e di soffermarti a notare la folla in attesa che si trastulla prona sul proprio cellulare, intenta a riempire il tempo di vuoto riverberante e magari aguzzare lo sguardo per osservare un signore incanutito, con una smagliante camicia hawaiana e una paglietta in testa, anch’esso rapito dal proprio telefono. Ecco, metti caso che quel signore sia Mike Cooper e che quel suo temporeggiare in attesa dell’ennesimo spostamento planetario sia un’istante creativo scaturito dal suo iPhone e dall’applicazione “applicata” di una lap & pedal steel guitar virtuale. Ho perso anch’io un po’ di tempo chino controllando: in rete ne esistono più di quante se ne possano immaginare. Forse poco più che un gioco per la maggior parte di noi, ma non certo per Mike Cooper.

Nasce così Astrosurfing (Bandcamp, 2020). Quattro lunghi brani composti, eseguiti e registrati utilizzando un’iPhone. Una app, qualche effetto digitale e 50 anni di una carriera straordinaria. Solo l’ultimo ingrediente non è davvero alla portata di chiunque. Corde, chitarre, elettroniche, delay, field recordings ed esotismi assortiti rappresentano l’armamentario con cui Mike Cooper ha deciso di combattere i mulini a vento della noia e da quelle pugne sono nati trastulli mesmerici (Rayon Hula, per chi scrive, è l’isola deserta sulla quale non è necessario portarsi nessun disco). Ma siccome il nostro viaggiatore errante è molto più curioso e folle di chi lo ascolta, ecco che ritorna ancora una volta bambino e si mette a giocare con il telefono, abbandonando le solite armi, e da quelle diavolerie applicate ne estrae un disco che neppure gli sviluppatori del software si sarebbero attesi!

Astrosurfing ribolle, titilla e riverbera in un moto immobile di corde silicee stirate ed espanse. E, fedele al proprio titolo, inventa navigazioni siderali che ci riportano un’exotica proveniente da un continente astrale di là a venire, un luogo scoperto e colonizzato da Sun Ra al quale, approdando umilmente, Mike Cooper pone la semplice questione sul perché non abbia mai utilizzato la pedal steel nella sua Arkestra. E poi, come spesso fanno i fanciulli nel gioco solitario, si risponde da solo: maybe it had to much association with country music for Sun Ra? Poco importa, il trastullo riprende, si procede surfando senza meta in territori improvvisati e solamente il tempo degli adulti costringe a limitare il deliquio infantile in quattro composizioni numerate (soltanto l’ultima reca una dedica a Heather Leigh che, assieme a Susan Alcorn, rappresentano le avengers della pedal steel guitar).

Siamo stati tutti bambini, siamo tutti caduti nel buco immaginifico del gioco solitario e forse, a volerci perdonare un poco, prostrati davanti a quegli smartingegni non facciamo altro che giocare: ma se si mette a giocare un fanciullo classe 1942 forse non tutto è perduto!

Pubblicato in 2020 | 1 commento

Kim Myhr & Australian Art Orchestra
Vesper

(scritto per The New Noise)

Se pensare un suono per domani è esercizio capzioso e perlopiù sterile, ciò non significa che sia vietato o che non sia intimamente lecito. Immaginarlo per esorcizzare l’ignoto che ci attende, come viatico di conforto a rassicurare gli ascolti futuri e le musiche che, qui e ora, non si possono divinare. Se lo posso pensare vorrei tanto che assomigliasse al suono della suite Vesper composta ed eseguita dal chitarrista norvegese Kim Myhr assieme all’Australian Art Orchestra guidata da Peter Knight.


L’etichetta norvegese Hubro cattura l’esecuzione dal vivo durante il Melbourne International Jazz Festival nel giugno 2018 e la trasferisce su disco, facendoci testimoni di un momento di passaggio straordinario: l’idea compositiva ed improvvisativa che siamo abituati ad intendere come contemporanea si sbilancia verso un’ipotesi futuribile, praticabile, navigabile. L’ensemble di Kim Myhr si imbarca facendo tesoro delle mappe degli esploratori pionieri, per spalancare nuove rotte, armato di folle fiducia, e se anche tutto questo dovesse risolversi in una circumnavigazione che conduce al porto da cui si è salpati, è pur valsa la pena viaggiare. Ma perché mi ostino a queste similitudini marinare? Perché la sensazione più vivida che ho è quella di un mare notturno, un mare intimo, isolato e privato di qualsiasi concetto di sponda o approdo. Nel raccontare la genesi di questa composizione il chitarrista norvegese ha fatto riferimento al tempo placato che porta con sé la notte (il Vespro del titolo è l’ora del giorno che conduce alla sera) e alla percezione allentata che è peculiare dell’oscurità e di quel momento intimo del giorno. Una musica da ascoltare di sera, di notte, quando tutto intorno il mondo si placa. L’antefatto è questo: ma io continuo a sentire lo sciabordare delle onde!


Vesper
è una suite in tre movimenti a sé stanti (ma organicamente contigui) che compongono quasi un’ora di suono. Non è chiaro quanto sia stato composto e scritto e quanto improvvisato, e neppure finisce poi per interessare vista la coesione esecutiva dell’ensemble. Di certo, nella partitura sottoposta ai sette elementi dell’Australian Art Orchestra vi sono delle indicazioni di pacatezza, lentezza, come un ritmo amniotico che comincia a fluttuare sin dalla prima delle tre parti: l’orchestra vampeggia onde elastiche e cadenzate di accordi come a costituire una placida marea sulla quale la 12 corde (accordatura più che aperta) di Kim Myhr tesse una serie di arpeggi liquidi e imbambolati. La massa sonora si muove, si intorbidisce di screziature elettroniche, si stratifica in una apparente immobilità liquida. Sedici minuti abbondanti che paiono trovare un approdo sul finale, quando una temperanza armonica conduce l’ascolto, quietato e sedato, nello spazio fra veglia e sonno.
La seconda parte della suite si apre su crepitii elettroacustici che invertono la rotta: questa volta è la chitarra a scandire accordi acquosi sovraccarichi di delay, fraseggi sdilinquenti su cui l’orchestra monta un sovraccarico di detriti, di scarti acustici e di falsi movimenti. La rotta è solo apparentemente smarrita. Il cuore della composizione si satura di elettronica, quasi a creare un crash del computer di bordo, una tempesta sonora che sfiora il noise, una tensione che si scioglie in bonaccia quando la chitarra ritorna sugli arpeggi iniziali doppiata da un autoharp che reintroduce l’orchestra capitanata dalle percussioni di Tony Buck che caracollano e scartano, virano verso il minimalismo prima di rientrare in porto. Evanescenza. Sfumatura. Attracco.
Il terzo movimento apre con un andamento folklorico quartomondista a celebrare una coralità transnazionale, come un gamelan inebetito. L’armonia si sviluppa su un ostinato di accordi accondiscendenti ed ostili fino a mandare la ciurma orchestrale in libera uscita a punteggiare di carabattole etniche le digressioni della chitarra.
La fine della notte o le prime luci dell’alba? La marea rimonta, le onde dondolano, conciliano, e la chitarra culla, rallenta. Tutto si dirada, si placa in un balsamo di suono. Si confondono le timbriche degli strumenti. Ultime indicazioni sulla partitura: dilatare, attutire, svanire!
Doveroso menzionare l’equipaggio dell’Australian Art Orchestra: Peter Knight (tromba, dulcimer, elettronica), Aviva Endean (clarinetto, clarinetto basso, clarinetto contrabbasso, autoharp, umtshingo), Erkki Veltheim (viola), Lizzy Welsh (violino), Jacques Emery (contrabbasso, autoharp), Joe Talia (Revox B77, elettronica), Tony Buck (batteria, percussioni); tutti agli ordini del nocchiere e armatore Kim Myhr (chitarra 12 corde, elettronica).
Un disco straordinario che indica una rotta possibile per le musiche di domani.
Non resta che imbarcarsi.

Pubblicato in 2020 | 6 commenti

la radio uabab #252

Radio Sonora
la radio uabab #252
lunedì 9 marzo 2020 ore 9,15
(replica: martedì 10 marzo ore 21,00)
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Tålamod | Triple Tropical Bull (To Carla Bley)
STHLM Svaga
Bells & Whistles (Found You Recordings, 2020)
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Oh gorge

Christian Wallumrød Ensemble
Many (Hubro, 2020)
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Ma voix vacille

Delphine Dora
L’inattingible (three:four Records, 2020)
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Break from the Cellars

Silent Strike & Makunouchi Bento
Ghostophonia (Cinemaude, 2020)
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What’s Missing

Alabaster DePlume
To Cy & Lee: Instrumentals Vol.1 (International Anthem, 2020)
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