la radio uabab #119

Radio Sonora
la radio uabab #119
lunedì 8 febbraio 2016 ore 17,00
(replica mercoledì 10 febbraio ore 17,00)

Luxe


My Name Is Carnival
Stranded Horse
Luxe (Talitres, 2016)
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Oscar Hocks


Roadkill
Bianca Casady & The C.i.A
Oscar Hocks (FANTASYmusic/Atlas Chair, 2016)
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cover


Goodbye Boys! (Variation) / Your Voice / Evening Café
Mikael Tariverdiev
Film Music (Earth, 2015 3cd)
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folder
Rozhovor úvodní
Tony Scott | Jiří Stivín | Rudolf Dašek
Rozhovory (Supraphon, 1981)
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CREP21_M_Cooper_FullCover_High
An Aesthetic of Bird Calls
Mike Cooper
New Kiribati (Discrepant, 2016 [1999])
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la radio uabab #118

Radio Sonora
la radio uabab #118
lunedì 1 febbraio 2016 ore 17,00
(replica mercoledì 3 febbraio ore 17,00)
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Massive Attack - Ritual Spirit EP


Take It There
Massive Attack
Ritual Spirit EP (The Vinyl Factory, 2016)
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Fatima al Qadiri - Brut


Oubliette
Fatima Al Qadiri
Brute (Hyperdub, 2016)
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Like a Bird or Spirit, Not a Face


Dushkan Ezim To
Sainkho Namtchylak
Like a Bird or Spirit, Not A Face (Ponderosa, 2016)
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Jesu:Sun Kil Moon
Fragile
Jesu|Sun Kil Moon
Jesu|Sun Kil Moon (Caldo Verde, 2016)
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Bonnie Prince Billy - Pond Scum


(I Was Drunk At The) Pulpit
Bonnie “Prince” Billy
Pond Scum (Drag City, 2016)
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la radio uabab #117

Radio Sonora
la radio uabab #117
lunedì 25 gennaio 2016 ore 17,00
(replica mercoledì 27 gennaio ore 17,00)
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front


Love Epidemic
Marc Ribot | The Young Philadelphians
Live in Tokyo (Enja/Yellowbird, 2015)
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Front


She Sleeps, She Sleeps (excerpt)
Fire!
She Sleeps, She Sleeps (Rune Grammofon, 2016)
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Ches Smith - The Bell


For Days

Ches Smith
The Belll (ECM, 2016)
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Tindersticks - The Waiting Room
Hey Lucinda
Tindersticks
The Waiting Room (City Slang, 2016)
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Leprest (Pacifiste inconnu)

Trafiquants
JeHaN | Lionel Suarez
Leprest (Pacifiste Inconnu) (Uluysse Production, 2016)
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Song From The Forest (finalmente), Polyphonie Party, Human Rights Nights, Cineteca di Bologna Lumiére

un promemoria per domani, sabato 23 gennaio, per chi sarà dalle parti di Bologna!
scrissi su queste pagine di un disco (meraviglioso) e di un film (sperando di vederlo al più presto): Song From The Forest.
per una di quelle belle congiunture favorevoli ecco dunque che questo film sarà finalmente visibile. l’occasione, e la favorevole congiuntura, si realizza grazie alla collaborazione fra Human Rights Nights, la Cineteca di Bologna Lumiére e la Classica Orchestra Afrobeat (Marco Zanotti, genius loci dell’Orchestra, lo ha raccontato nell’ultima puntata della radio uabab) nella forma di un festa di presentazione dello spettacolo Polyphonie (Auditorium Manzoni, Bologna, 28 gennaio 206) in cui il film, la musica, il cibo e qualche performance a sorpresa celebreranno questo evento.

poliphonie-fronte04

tutte le informazioni relative a questa festa le trovate qui.
ci sarà per me anche l’occasione di mettere qualche disco in un djset di contorno e magari per stringere qualche mano di amici vecchi e nuovi, ma soprattutto quello di vedere un film che attendevo di vedere da tempo.
l’invito è esteso, l’occasione propizia. a domani,

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la radio uabab #116
speciale Polyphonie | Classica Orchestra Afrobeat

Radio Sonora
la radio uabab #116
speciale Polyphonie | Classica Orchestra Afrobeat
lunedì 18 gennaio 2016 ore 17,00
(replica mercoledì 20 gennaio ore 17,00)
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in studio con Marco Zanotti
per la presentazione del concerto della Classica Orchestra Afrobeat
POLYPHONIE

Auditorium Manzoni, Bologna
28 gennaio 2016
biglietti  /  sito Auditorium

 

polyphoniele musiche della trasmissione scelte da Marco Zanotti
per introdurre e presentare il concerto

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Oho Ho Mba!
Njamy Sitson
Kulu (DreamPoint Music, 2011)
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Song From The Forest
Lingboku Celebration

Song From The Forest
Selected Recordings of Bayaka Music by Louis Sarno
(Gruenrekorder, 2014)
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Honfo,Denagan+Janvier_Babalola+Percussion_4026702439128
Déwémè (Transe)

Dénagan Janvier Honfo
(Mountain Records, 2000)
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The Garifuna Women's Project

Anaha Ya (Here I Am)
Chela Torres
The Garifuna’s Women Project (Cumbancha, 2008)
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Clube-da-Esquina-1972-capa

Clube da Esquina nº2
Milton Nascimento
Clube da Esquina (EMI, 1972)
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e l’ascolto in anteprima del brano Nyumba dallo spettacolo Polyphonie

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Zen.Zero

cos’è Zen.Zero?
Zen.Zero è un’idea per raccontare piccole storie attraverso il mezzo privato più diffuso all’alba del 2016: il proprio dispositivo mobile. una pensata piccola ed innocua occorsa a Gianni Gozzoli e a me negli studi di RadioSonora: quasi un gioco alimentato dal nostro volerci ridere sopra, della passione comune per lo storytelling, per la musica, per la faccende facete che accadono a tutti e per i pensieri inattesi che paiono illuminazioni nel mezzo della giornata.
insomma un’idea abbastanza inutile che proprio per questo andava portata a termine.
con l’ispirazione suggerita dagli Sleeping Tapes di Jeff Bridges, e con Raffaello Baldini come nume tutelare, ci siamo raccontati delle brevi storie (più o meno leggere) e le abbiamo montate con le musiche di compari e sodali per divulgarle attraverso WhatsApp ad amici, conoscenti o ignari utenti.

ZEN.ZERO telefonoperchè Zen.Zero?
per prendersi in giro quel tanto basta immaginando il grado zero della capacità dei romagnoli di essere zen. perchè alcuni di questi racconti vorrebbero assomigliare alla saggezza che portano con sé le storie zen (ma vorrebbero solamente), perché sono tutti i numeri ZERO su un vecchio telefono a rotella che Fabrizio Baldoni ha disegnato per noi. perché non si sa mai che si possa giungere addirittura in futuro ad un Zen.Uno.

ZEN.ZERO scrittacome funziona Zen.Zero?
le puntate di Zen.Zero verranno inviate via WhatsApp un poco alla volta a partire da lunedì 18 gennaio 2016, senza nessun calendario da rispettare. sono files audio di un minuto o poco più, da ascoltare sul proprio dispositivo mobile. sono innocui, non trasmettono virus e ingombrano assai poco: qualcuno le ha chiamate bit tales e ci è piaciuto assai.
di queste puntate che arriveranno sul vostro smartphone potete farne ciò che volete: cancellarle, archiviarle, diffonderle e persino ascoltarle.
chi volesse comunicare il proprio numero di telefono per ricevere Zen.Zero può farlo attraverso la mail zen.zeroposta@gmail.com (promettiamo un’uso corretto, equo e solidale del vostro numero: no spam, no pubblicità quindi).
le puntate saranno comunque disponibili anche su Soundcloud, attraverso Facebook e pure su Youtube.

ZEN.ZERO

e quindi…

Zen.Zero
Brevi storie per la tua leggerezza e non solo.

Zen.zero è una trasmissione di bit-tales da ascoltare sul tuo dispositivo mobile.
Un programma radiofonico-telefonico a portata di tasca, da usare al bisogno.
Quando è necessario rallentare o riposare, una breve storia e una musica possono aiutare.
Ascoltate Zen.Zero prima di coricarvi, in fila alla posta, imbottigliati nel traffico o quando semplicemente volete essere un po’ più leggeri.

a cura di Borguez e Gianni Gozzoli

voce narrante: Gianni Gozzoli
colonna sonora: Moro & Silent Revolution, Rico & The Undertakers, Francesco Giampaoli, Matteo Scaioli, Riccardo Lolli, Corrado Molducci, Fabrizio Baldoni, Caterina Cardinali, Gianni Gozzoli

disegno di Fabrizio Baldoni

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la radio uabab #115

Radio Sonora
la radio uabab #115
lunedì 11 gennaio 2016 ore 17,00
(replica mercoledì 13 gennaio ore 17,00)
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la puntata #115 della radio uabab non è (evidentemente) in diretta ed è stata registrata senza immaginare l’inattesa scomparsa di David Bowie.

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O capitão do sax
A Espetacular Charanga do França
(free download, 2016)
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Unknown Tongues
Jlin
Dark Energy (Planet Mu, 2015)
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Waiting For Another Day
United Bible Studies
The Ale’s What Cures Ye. Traditional Songs From The British Isles. Vol.1 (MIE Music, 2015)
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Dub’s Bud

Pierre Bastien
Blue As An Orange (Morphine Records, 2015)
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Dollar Days
David Bowie
Black Star (RCA/Columbia, 2016)
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Almanacco dell’anno prima

ricordo assai bene quale è stato il primo disco datato 2015 che mi è capitato di ascoltare sul finire dell’anno precedente. era il terzo capitolo del progetto Coin Coin di Matana Roberts. un disco straordinario, inatteso, indescrivibile e dal carattere orgogliosamente femminile a proseguire la fiera tendenza muliebre di tutto il 2014. e se il buon giorno si vede dal mattino ecco dunque che questo 2015 che oramai è srotolato via partiva di certo con il piede giusto. non sono bravo a trarre conclusioni e neppure mi interessa farlo, quello che so è che ho seguito lungo tutto il corso dell’anno l’avvicendarsi di musiche contemporanee ed attuali per non perdere quel malsano vizio della curiosità che mi fa pensare che la musica che voglio ascoltare è quella che nascerà domani. ho anch’io, come tanti, stipato quantità di musiche solide e liquide che potrebbero soddisfare il mio fabbisogno per i prossimi 400 anni, ma la voglia e il desiderio di restare vivo e (sul) presente mi muove a gestire un paio di blog e una trasmissione radiofonica per non perdere il vizio e il tempo che mi resta.

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così, tanta musica ha occupato questo mio tempo, tanta musica ho proposto, di altra ne ho scritto e molta l’ho già dimenticata. anche quest’anno settimanalmente ha svolto la funzione di annotare diligentemente i dischi che mi sono piaciuti di più, così come il tag 2015 è per quelle musiche che mi hanno spinto alla scrittura e alla voglia di raccontare.
tanta musica dunque, tanta musica ancora al femminile (Julia Holter, Erykah Badu, Laurie Anderson, Mary Halvorson, Baby Dee, Joanna Newsom, Mutamassik, THEESatisfaction, Áine O’Dwyer, Holly Herndon e Heather Leigh), assai meno Africa di quanta ne avrei voluta ma in compenso tanto Brasile senza un disco che surclassasse il resto e molta musica nera (Kendrick Lamar ha lasciato un timbro importante sull’annata).
ma soprattutto un’annata di musiche mutanti, ibride, cangianti e sfuggenti in cui (finalmente) il concetto di genere e di etichetta vengono svuotati del loro senso votato alla nomenclatura: stanno iniziando a fare musica i nativi digitali (per concomitanza anagrafica e per quell’inesauribile bisogno di zittire quel silenzio interiore che ciascuno si porta dentro), ma più che al loro sussidiario siliceo sul quale hanno appreso l’alfabeto è bene porre attenzione alle loro modalità di fruizione (che sono poi anche nostre) musicale e alla loro capacità di mescolare alto e basso, qui e altrove, passato e futuro, nulla e tutto, fino a creare una musica che spiazzerà i vetusti ma che racconta così bene questo tempo d’urgenze. e poi tanto avant jazz: Rob Mazurek, Steve Coleman e Henry Threadgill per non fare nomi. è stato anche l’anno in cui forse ho capito cosa rispondere a chi mi chiede che musica mi piace. direi musica organica: non-musica, musica assurda, frattaglie, Jeff Bridges che fa il gigione, registrazioni ambientali, Dolphins Into The Future, Duane Pitre, Éric la Casa & Taku Unami, improvvisazione silenziosa o David Rothenberg che con il suo clarinetto dialoga con gli usignoli nel parco. insomma un concetto indefinibile al quale lavorerò: è già un buon proposito per l’anno a venire.

battiti

insomma non esiste una vera playlist a meno che non sia Battiti a chiederla (per loro questo e molto altro). anche quest’anno ho provato a raccogliere 5 dischi che a mio avviso meritavano un ascolto (niente di assoluto quindi) e li ho proposti nel bel mezzo delle playlist dei preziosi conduttori della trasmissione (Pino Saulo, Antonia Tessitore, Ghighi Di Paola e Giovanna Scandale) e di appassionati, giornalisti, fiancheggiatori e sodali della trasmissione (Marco Boccitto, Alessandro Achilli, Roberto Corsi, Stefano Merighi, Valerio Mattioli, Enrico Bettinello, Mauro Zanda, Ariele Monti, Luca Canini, Gianluca Diana, Claudio Fusacchia, Raffaele Costantino, Paolo Chang e Luca Collepiccolo).
tutti le playlist, gli ascolti ed i podcast sono qui.
credo sia tutto. no, dimenticavo. un regalo, spero gradito, per chi frequenta queste sponde: The Lake è una radio libera, coraggiosa, iconoclasta, imprevedibile, senza costi, senza pubblicità e con tutta quella follia che ci vuole per restare vivi e curiosi.
credo valga la pena ascoltarla.
ora è tutto, il 2016 è già qui.
buone cose, buone musiche, a presto

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la radio uabab #114

Radio Sonora
la radio uabab #114
lunedì 14 dicembre 2015 ore 17,00
(replica mercoledì 16 dicembre ore 17,00)
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Erykah Badu - But You Caint Use My Phone (2015)

I’ll Call U Back / Caint Use My Phone (Suite)
Erykah Badu
But You Caint Use My Phone Mixtape
(Motown/iTunes Apple, 2015)
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( ( ( ↓ ) ) )

Phil Collins - My Heart's In My Hand, And My Hand Is Pierced, And My Hand's In The Bag, And The Bag Is Shut, And My Heart Is Caught.

Take You Home (featuring Maria Minerva)
Phil Collins & Various Artists
My Heart’s In My Hand, And My Hand Is Pierced, And My Hand’s In The Bag, And The Bag Is Shut, And My Heart Is Caught (Nero Collins, 2015)
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( ( ( ↓ ) ) )

Nursery Rhymes

Hey Diddle Diddle (featuring Annette Peacock)
Twinkle Twinkle Little Star (featuring Satomi Matsuzaki)
Bill Wells & Friends
Nursery Rhymes (Karaoke Kalk, 2015)
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( ( ( ) ) )

Songs From Okinawa
Hatoma Bushi

Sven Kacirek
Songs From Okinawa (Pingipung, 2015)
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( ( ( ↓ ) ) )

Howie Lee


Bei Hai
Howie Lee
Mù Chè Shān Chū (Alpha Pup, 2015)
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( ( ( ↓ ) ) )

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Power Trio
Di Lontan

meglio sgomberare subito il campo dagli equivoci: il powertrio di cui si parla qui non è un power trio, non lo è nella formazione a tridente (chitarra/basso/batteria) e non lo è nella suddetta forza che dovrebbe sprigionare. le premesse incongrue e fasulle conducono invece in Portogallo, in quel di Lisbona, dove il trio (questa volta senza mentire sui passeggeri a bordo) è formato dalla pianista Joana Sá, dall’arpista Eduardo Raon e dal chitarrista classico Luís José Martins ed utilizza questa ragione sociale dal 2007.
studi accademici sui rispettivi strumenti ed esperienze diversificate in carriera, dalla rivisitazione folklorica lusitana in chiave popular (Luís José Martins è il chitarrista dei Deolinda) all’avanguardia radicale, dall’improvvisazione jazzistica alla contemporanea. e poi la costituzione di questo trio ambiguo (tre strumenti armonici a discapito di un nulla ritmico) che è orfano di una vera e propria letteratura musicale sulla quale testare le proprie abilità e fondare un repertorio: due dischi alle spalle Four Improvisations (Centa, 2008) e What We Think When We Walk And What We Walk While Thinking (Creative Sources, 2009) fino ad approdare all’etichetta Clean Feed (e dove altrimenti?), o meglio alla sotto etichetta Shhpuma (di cui già parlai) per la quale Joana Sá Luís José Martins (in duo) già licenziarono Almost a Song nel 2013.

front power trio

Di Lontan (Clean Feed/Shhpuma, 2015) prende il titolo da uno dei quattro brani del disco, Di Lontan Fa Specchio il Mare, composizione del 1989 dell’autrice e musicista portoghese Constança Capdeville che nel disco è anche dedicata ad un’altro autore lusitano scomparso (Joly Braga Santos); le altre musiche sono ad opera del terzetto.
musica da camera, proviamo a partire da qui, ma una camera nella quale affluiscono le tante esperienze del trio, l’improvvisazione, la tensione armonica innescata, la maniacalità esecutiva e la capacita organica di trattare il suono e le sue trame.
si parte con À flor do mal ed il rimando è più a Ravel che a Baudelaire: una texture impressionista fatta di grumi di note, di pattern ossessivi e psicotici picchiettati sul pianoforte mentre l’arpa e la chitarra ondeggiano ondivaghe a comporre una visione puntillistica e idillìaca. una struttura granulare intarsiata con pazienza tibetana, un’interplay mutuato dal jazz capace di dislocarsi, perdersi e fluttuare senza perdere il focus della composizione.
O nervo e a outra dança è (come da titolo) duplice, bifronte, eterozigote: un pendolo fra tensione e rarefazione, dove i tre imbracciano idiofoni per aprire il brano in un doom da camera che si scioglie a metà del viaggio in un tintinnare elettroacustico di carillons e cigolìi. tredici minuti tesi (e appesi) alla corda che ritrovano sul finale la tensione caotica e sulfurea del principio.

miguel

Di lontan fa specchio il mare principia rarefatta e attonita, come la contemplazione dello scintillìo sullo sciabordare dell’acqua. è pur vero che una buona metà delle finestre portoghesi abbiano l’Atlantico come orizzonte, la sua misura vasta e inesatta, l’odore indicibile e quel filo incerto che ne tratteggia il margine. da quelle stanze ci si specchia in mare, in quelle camere si fa musica imbambolata come lo sguardo di chi è rapito dalle onde.
Divertimento chiude il disco a giocare con la tradizione portoghese, scomponendola, sminuzzandola e ricostruendola in un cut-up ebbro e rapsodico. come una danza epilettica in cui ritmo ed incedere incespicano e singhiozzano, come mortaretti o fuochi d’artificio.

Powertrio-foto-w

Di Lontan è un disco ostico come un naufragio, dislocato e ambiguo come la via della deriva; ma sa anche cullare come un’onda ed accompagnare l’incostanza dislocata del nostro navigare. buon ascolto

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