la radio uabab #72

Radio Sonora
la radio uabab #72
lunedì 20 ottobre 2014 ore 17,00
(replica mercoledì 22 ottobre ore 17,00)

presentazione dell’ultimo album di Paolo Conte
Snob (Platinum/Universal, 2014)
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front

elenco dei brani ascoltati:
Tropical
Si Sposa l’Africa
Snob
Argentina
Manuale di Conversazione
Signorina Saponetta
Incontro
Maracas

 

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Lo’Jo
310 Lunes: Photographie d’un Objet Sonore

Lo’Jo è una storia di vita, d’amicizia, di viaggi e di sogni; ma più di ogni altra cosa è una storia di musica che tutti questi ingredienti ingloba e fa splendere. Lo’Jo è una storia francese nata ad Angers nel 1982 quando due amici (Denis Péan e Richard Bourreau) iniziarono a condividere l’errare della strada, i desideri della gioventù e l’urgenza di voler suonare la musica che incendiava i loro entusiasmi. Lo’Jo è anche una storia un po’ troppo misconosciuta da questa parte delle Alpi e il loro ultimo disco e queste parole proveranno a presentarla: spero possano allargare la cerchia degli amici.

lo'jo

Denis Péan e Richard Bourreau sono ancora ai loro posti, e neppure si sono allontanati troppo dalla loro Angers dove hanno piantato le radici del loro quartier generale malgrado i tanti viaggi e gli occhi (e le valigie) voltati verso l’uscio di casa. sono cambiati nel corso degli anni alcuni musicisti ma da qualche tempo la formazione si è stabilizzata al numero di sei elementi: Denis alla voce e alle tastiere, Richard al violino e alla kora e con loro Nicholas ‘Kham’ Meslien al basso, Franck Vaillant alla batteria e le due sorelle berbere Yamina Nid El Mourid (sax e voce) e Nadia Nid El Mourid al canto.
la data di fondazione di questo sodalizio è da ricercarsi nel lontano 1982 quando le urgenze post-punk di quel periodo si fusero ben presto con la curiosità per le musiche del mondo: questo continuo andirivieni fra l’ardore culturale in cui nacque il gruppo ed il mondo come bandiera iniziarono a forgiare la cifra del collettivo che nel corso degli anni è andata definendosi, sublimandosi fino a creare una capacità di suonare una musica che non sta più né qua né la. una decina di dischi e tanti viaggi con un furgone-carrozzone di fortuna verso i balcani, l’occitania, il mediterraneo (tutto) e l’Africa (la responsabilità creativa del Festival au Désert è anche un poco loro). e poi teatro, collaborazioni e tempo speso a vivere la propria passione.

lo

che musica suonano i Lo’Jo? questa la domanda difficile! una musica che guarda al mondo sapendo di avere radici europee, un suono che si fonde e si confonde con le culture incrociate nel cammino senza quelle contaminazioni (che brutta parola!) improvvisate ed estemporanee tipiche di molti prodotti odierni. le loro lunghe peregrinazioni nei territori esplorati hanno sempre lasciato sapienza nelle loro composizioni, come una tradizione senza luogo che andava formandosi nel loro sapere e nel loro fare musica. residui, strascichi, come sabbia nelle scarpe o conchiglie in valigia.

310 Lunes, Photographie d'un objet sonore - Lo'Jo

i Lo’Jo hanno contato 310 lune dalla loro fondazione (che meraviglioso modo di misurare il tempo) e così hanno voluto intitolare questo disco (vagamente) antologico. 310 Lunes: Photographie d’un Objet Sonore (World Village, 2014) consta di due dischi diversamente significativi l’uno dall’altro. nel primo un vero e proprio ensemble cameristico di fiati riprende alcuni brani dei Lo’Jo attraverso gli arrangiamenti di Renaud-Gabriel Pion. clarinetti, sassofoni, tuba, tromba, flauto, oboe e trombone suonati da Stéphane Coutable, Élisabeth Hérault, Michel Massot, Alan Regardin e lo stesso Renaud-Gabriel Pion; ospiti speciali di queste riletture sono stati Magic Malik, Roswell Rudd, Erik Truffaz e Hasan Yarimdünia.

una musica da camera certo, ma una camera con quattro finestre spalancate sui punti cardinali. oppure il mondo in una stanza (parafrasando una formula non certo scontata per questa musica); dinamiche che rubano dai ritmi di un immaginifico altrove, sembrerà a volte di cogliere questo o quel sapore che giureremmo essere di un luogo ben preciso, ma un attimo dopo il tutto è già fuggito in un altro mondo e dietro un nuovo orizzonte. ailleurs, altrove appunto!

il secondo disco invece rende giustizia ad una loro pubblicazione del 1989 (si noti bene la data) uscita praticamente in tiratura ridotta e a stretto beneficio di amici e astanti dei loro live: The International Courabou (questo il titolo) viene oggi rieditato e diffuso ad aprire una piccola finestra nel tempo che rende giustizia della vocazione (già allora) integra di esplorare i mondi sonori circostanti. il jazz come tavolozza per carpire questi suoni, ma anche sapori africani e ritmi dinamici buoni all’uopo danzereccio: negli stessi anni ed in quella stessa Francia qualcuno ricorderà Mano Negra e Les Négresses Vertes; ecco forse, senza timore di errare, i Lo’Jo rappresentavano la terza faccia di questa triade, con meno appeal ritmico ma compensato da una ricerca assai più approfondita nella medesima direzione di quei due grandi fenomeni.
i Lo’Jo sono ancora vitali ed errabondi, magari sarebbe bello incrociarli e sentirli fraterni.
buon ascolto

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la radio uabab #71

Radio Sonora
la radio uabab #71
lunedì 13 ottobre 2014 ore 17,00
(replica mercoledì 15 ottobre ore 17,00)

XORCISM
Spirit Of Change

The Spaceape
Xorcism (free download, 2012)
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barulho_feio
Se Você Me Quiser

Romulo Fróes
Barulho Feio (YB Music, 2014)
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WildbirdsPeacedrums-300x300


Ghosts & Pains
Wildbirds & Peacedrums
Rhythm (Leaf Label, 2014)
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VA - Peru Bravo Funk, Soul & Psych from Peru's Radical Decade (2014)Outaside
Thee Image
Peru Bravo: Funk, Soul & Psych from Peru’s Radical Decade (Tiger’s Milk Records, 2014)
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cover
Sanza Tristesse
Francis Bebey
Psychedelic Sanza 1982-1984 (Born Bad Records, 2014)
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Mndsgn. - Yawn Zen
Zen
Mndsgn
Yawn Zen (Stones Throw, 2014)
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la radio uabab #70

Radio Sonora
la radio uabab #70
lunedì 6 ottobre 2014 ore 17,00
(replica mercoledì 8 ottobre ore 17,00)

David-Thomas-Broughton-And-Juice-Vocal-Ensemble-Sliding-The-Same-Way-300x300
The Assurance

David Thomas Broughton And Juice Vocal Ensemble
Sliding the Same Way (Song, by Toad Records, 2014)
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bonnie
It’s Time To Be Clear

Bonnie “Prince” Billy
Singer’s Grave a Sea of Tongues (Palace/Drag City, 2014)
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sam


Your Lone Journey
Sam Amidon
Lily-O (Nonesuch, 2014)
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Piers-Faccini-and-Vincent-Segal-Songs-of-Time-Lost-300x300
A Half Of Me

Piers Faccini & Vincent Segal
Songs Of Time Lost (No Format, 2014)
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h
Le Tonnerre Du Cœur
Arthur H
Soleil Dedans (Universal, 2014)
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Romulo Fróes
Barulho Feio

aspettavo il nuovo disco di Romulo Fróes, senza fretta e senz’ansia. volgere sguardo ed orecchie verso la musica brasiliana è oramai una necessità gratificante, un vizio quasi un tic: da laggiù continuano a giungere musiche che ammaliano il mio instancabile desiderio di epifanie. e io ringrazio, obrigado. aspettavo Romulo Fróes perché sospettavo che la sua parabola artistica stesse per giungere ad un apice segnato dalla prospettiva dei suoi lavori precedenti: quattro dischi nello spazio di dieci anni che lo avevano portato ad ondeggiare fra l’esplorazione dei confini del samba, un flirt acerbo con un pop rock troppo angusto per il suo “corpo” artistico, un sovraccarico strumentale a farcire la bulimia da arrangiamento e l’esperienza soft funk dell’ultimo disco. non tragga in inganno questo rapido excursus, tutti dischi notevoli ma accomunati da un vago senso di incompiutezza.

romulo

nato a São Paulo nel 1971 e ivi residente. chitarrista con una delle voci più pregiate della giovine leva della MPB intrappolata in un physique du rôle inappropriato. frequenta e collabora con la fulgida scena musicale cittadina che annovera nomi come quelli di Kiko Dinucci, Marcelo CabralThiago França e Rodrigo Campos (il progetto Passo Torto ruota attorno a questi artisti) e coltiva solitario una vena letteraria (e poetica) che doveva trovare la sua dimensione propria.

barulho_feio

Barulho Feio (YB Music, 2014) è dunque il disco che quieta l’attesa e che sbalordisce per l’essenzialità raggiunta da Romulo Fróes. è un disco in bianco e nero, nudo, scarno e fragile. un concepimento che non può lasciar spazio all’indifferenza con una forza calma che pulsa al centro nevralgico di queste narrazioni. la capacità di destrutturare e fecondare allo stesso tempo la tradizione della canção è impressionante: una serie di acqueforti per voce e chitarra punteggiate da una chitarra elettrica (Guilherme Held), un basso (Marcelo Cabral) e un sassofono (Thiago França). nessuna percussione se non quel ritmo sotteso ancora più pulsante perché volutamente taciuto. sembrano composizioni malnutrite, sferzate dall’aleatorietà di alcuni field recordings carpiti in poco più di mezz’ora fra la superficie stradale e una stazione metropolitana della città; melodie intonate in minore, narrate e sparpagliate a lasciare interstizi in cui si avverte un senso d’assenza che verrebbe voglia di occupare entrando fisicamente dentro le canzoni.
un canzoniere davvero petróso ricamato con spago e filo spinato da sperimentazioni sporadiche, rarefazioni da avant jazz e tagli elettrici di chitarra.

il rumore fastidioso (Barulho Feio) evocato dal titolo è soltanto in una traccia esclusa dal mix finale, un mormorìo interiore da raccontare a parole, il disturbo ingombrante della tradizione da osannare e distruggere con un solo gesto.
la solidità del concept del disco si mantiene integra ed organica a dipanarsi per le stanze di questi pochi ingredienti sparsi sul tavolo come nature morte.
l’attesa è valsa questa epifania,
buon ascolto

p.s. il disco è in download gratuito qui perché il Brasile da molto tempo è già altrove rispetto a questo occidente e non ha certo il tempo di aspettare (e comprendere) noi.

Posted in 2014 | 5 Comments

la radio uabab #69

Radio Sonora
la radio uabab #69
lunedì 29 settembre 2014 ore 17,00
(replica mercoledì 1 ottobre ore 17,00)

pablo
Skylarking

Augustus Pablo
Born To Dub You (17 North Parade/VP Records, 2014)
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moreno
Verso Simples

Moreno Veloso
Coisa Boa (Luaka Bop, 2014)
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Éthiopiques 29 (Mastawesha)


Yèmuziqa Moges

Kassa Tésséma
Éthiopiques 29 (Mastawesha) (Buda Musique, 2014)
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Memoirs of an Arabian Princess (Sounds of Zanzibar)Kipenzi Changu (Kyaso Ngoma)
Rajab Suleiman & Kithara
Memoirs of an Arabian Princess – Sounds of Zanzibar (Winter & Winter, 2014)
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Bolola Sanou
Les Ambassadeurs du Motel de Bamako
Les Ambassadeurs du Motel de Bamako (Stern Music, 2014)
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Various Artists
Memoirs of an Arabian Princess – Sounds of Zanzibar

in un giorno illuminato del 1914 un’imbarcazione lascia il porto di Stone Town per prendere il mare aperto; fra le varie persone dell’equipaggio vi è a bordo anche una donna che volge indietro lo sguardo per rimirare per l’ultima volta il profilo della città in cui è nata e vissuta. lei sa che quella visione ha il sapore di un addio ed è l’esatto principio di ogni nostalgia a venire. da ora in avanti si chiamerà solamente Emily Ruete ed il nome che il Sultano volle per lei resterà per sempre nella città che sta lasciando.

Emily Ruete

pare davvero l’inizio di un oscuro noir cinematografico, ma non v’è fiction e non v’è inganno: Emily Ruete è stata Sayyida Salme prima di innamorarsi di un mercante tedesco a cui diede due figli e da cui prese il cognome perdendo quello che le aveva dato suo padre Sayyid Said bin Sultan Al-Busaid, Sultano di Zanzibar e dell’Oman.
si deve alla sua celebre autobiografia Memoirs of an Arabian Princess from Zanzibar (tradotto Memorie di una principessa araba di Zanzibar, ma a quanto pare di difficile reperibilità) questa istantanea da cui ha preso le mosse, un secolo dopo, un pregevole edizione dell’etichetta tedesca Winter & Winter.

Memoirs of an Arabian Princess (Sounds of Zanzibar)

Memoirs of an Arabian Princess – Sounds of Zanzibar (Winter & Winter, 2014) prova a raccontare alle nostre orecchie le voci ed i suoni che nutrirono quel sentimento nostalgico fra i ricordi della principessa in esilio. lo fanno cent’anni dopo tentando di tèssere un filo della memoria fra la tradizione musicale dell’isola, i rumori dell’odierna vita cittadina, la convivenza comune di religioni e genti e il talento di alcuni dei musicisti più importanti di Zanzibar.
Rajab Suleiman incarna l’anima del tarab suonando il suo qanun assieme al gruppo Kithara e facendosi accompagnare dalla voce di Saada Nassor e dal violino di Saidi Ali Kombo; la comunità Tarbiyya Islamiyya esegue i canti rituali della tradizione islamica con le voci di Aman Ussi, Saloum SuleimanMakame Haji. i ritmi arabeggianti del collettivo Sina Chuki Kidumbaki attraverso il canto di Makame Faki e Khamis Nyange. poi c’è il coro (cattolico) della cattedrale di St. Joseph che si fonde con il canto mattutino del muezzin nei rimbalzi distanti di campane.
musiche e field recordings che si susseguono in un continuo inebriante di evocazioni e suggestioni che si confondono nel flusso dell’ascolto, così come fanno le memorie attanagliate e confuse nei singhiozzi della nostalgia. la stessa nostalgia che ammalò la principessa e che questo disco prova a lenire a cent’anni di distanza.
e ancor più di un disco una testimonianza acustica, un documento audio da godere ad occhi chiusi con il rischio di perdersi la visione del “falso” noir evocato dalla scena iniziale: ma mai come qui si dovrebbe parlare di cinéma pour l’oreille!
buona visione

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la radio uabab #68

Radio Sonora
la radio uabab #68
lunedì 22 settembre 2014 ore 17,00
(replica mercoledì 24 settembre ore 17,00)
podcast

Orlando
Jaiyede Afro

Orlando Julius & The Heliocentrics
Jaiyede Afro (Strut, 2014)
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perpetualMy Tiny Butterfly
Sylvain Rifflet & Jon Irabagon
Perpetual Motion (A Celebration of Moondog)
(Harmonia Mundi/Jazz Village, 2014)
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Noël Akchoté - Gesualdo Madrigals for Five Guitars

Itene, o miei sospiri
Noël Akchoté
Gesualdo: Madrigals for Five Guitars (Le Chant Du Monde, 2014)
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Protest-EP-300x300
Protest (Before Mía) (Alice Guerlot-Kouroulis remix)
Chapelier Fou
Protest EP (self released, 2014)
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Scott-Walker-Sunn-O-300x300


Lullaby
Scott Walker + Sunn O)))
Soused (4AD, 2014)
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Kassa Tésséma
Éthiopiques 29 (Mastawesha)

sono trascorsi diciassette anni dall’edizione del primo volume dell’Éthiopiques sotto l’egida preziosa di Francis Falceto e la pubblicazione meritevole della Buda Musique; diciassette anni densi di (ri)scoperte di un universo sconosciuto al mondo, un tuffo in due decenni (’60 e ’70) musicali vissuti fra Ethiopia ed Eritrea che l’occidente egocentrico non si era degnato di considerare, vuoi per cecità o per evidente mancanza di appeal finanziario. diciassette anni anni che hanno contato ventinove volumi (fino a quest’ultimo di cui si andrà parlando) della preziosa serie Éthiopiques e una sequela di epifanie che hanno entusiasmato gli ascoltatori più curiosi e alcuni protagonisti di quelle stagioni sopravvisuti al tempo e alle loro carriere misconosciute. citerò per brevità soltanto il nome di Mulatu Astatke per fare il nome più altisonante fra tutti quei musicisti ritrovati e riportati sulle scene, quello del film Broken Flower ad indicare l’hype necessario di cui si accorse il mondo sotterraneo ascoltandone la colonna sonora e l’etichetta Terp Records curata dalla band olandese The Ex per testimoniare il grado di proselitismo e di collaborazione che quelle musiche hanno instaurato con il mondo dell’improvvisazione europea più avanzata.
diciassette anni meravigliosi dunque, dove l’unico peccato dal quale rifuggire è quello dell’assuefazione e dello snobismo: sarebbe davvero sciocco abbandonare queste musiche (proprio ora che le si sono ritrovate) perché la tendenza (che orrore persino scriverla questa parola) mena altrove o perché “ascoltato uno, ascoltati tutti”!

Éthiopiques 29 (Mastawesha)

è per questo che, nell’approcciarsi all’ascolto di questo disco, verrebbe da chiedere (soltanto a chi vorrà) di ricostituire una specie di verginità uditiva precedente a questi diciassette anni, di preservare quella stessa curiosità intonsa che cadde in deliquio allor quando ascoltammo per la prima volta un disco della serie Éthiopiques. è la fragilità di questo disco che lo richiede, la sua natura intima e spirituale: una voce e un krak, nulla di più.
Kassa Tésséma Éthiopiques 29 (Mastawesha) (Buda Musique, 2014) raccoglie infatti l’arte di un poeta popolare scomparso prematuramente nel 1973 ma che è rimasto nei cuori dei connazionali che ebbero a vivere la grande stagione di cambiamenti e peripezie che accompagnò il regno di Haile Selassie I. 13 brani carpiti da diversi vinili originali dell’epoca (il riversaggio digitale non ha potuto ovviare a certi disturbi persino piacevoli da udire) a raccontare l’arte di un artista che poté svolgere questo mestiere grazie all’arruolamento nell’esercito e quindi nell’orchestra militare del suo paese. forse non tutti sanno che un contingente etiope fu inviato in Korea durante la seconda guerra mondiale e fra questi soldati c’era pure Kassa Tésséma che ebbe il benestare per portare in missione anche il suo krar: i commilitoni riferiscono che non passasse giorno senza che Kassa Tésséma imbracciasse lo strumento e allietasse la truppa. è durante questo tempo che compose Elem Ale Baburu (Il treno si muove) che divenne un inno per tutti i reduci del periodo militare (purtroppo la canzone non è contenuta in questa raccolta).

cover

una voce fra il basso e il baritonale a declamare e salmodiare mentre si accompagna con le scarne note del krar: musica fragile, intima e mantrica. una vago senso d’ipnosi coglie nel tentare di seguire le scale inusuali (per l’occidente) della tradizione etiope. canzoni sin troppo nude e sul punto di infrangersi ad ogni capoverso, ma la reiterazione degli ascolti consente di scendere più in profondità verso l’essenza di questo suono. siamo occidentali e perlopiù ignari, ma l’illusione di poter condividere anche solo per brevi istanti questa poesia rallegra cuore e spirito. l’importante è non perdere l’incanto e lo stupore neppure dopo diciassette anni e 29 volumi di tanta meraviglia.

esistono persino alcuni filmati d’epoca (e chi se lo aspettava) a confermare la celebrità che raggiunse l’arte di Kassa Tésséma oltre cinquant’anni fa in quel di Addis e in tutti gli altopiani etiopi. non resta che augurarsi di rimanere curiosi e altri diciassette anni di queste musiche.
buon ascolto

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la radio uabab #67

Radio Sonora
la radio uabab #67
lunedì 15 settembre 2014 ore 17,00
(replica mercoledì 17 giugno ore 17,00)
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leonard
Almost Like The Blues (spoken)
Leonard Cohen
New Yorker podcast, 2014
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cover
Almost Like The Blues

Leonard Cohen
Popular Problems (Columbia, 2014)
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Opérette


Autour De La Corniche
Moussu T e lei Jovents
Opérette (Le Chant Du Monde, 2014)
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lewis


Like To See You Again
Lewis
L’Amour (Light In The Attic, 2014)
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M.TAKARA-mundo-tigre-capa-300x300


Pra Tnick Poder Dançar
Mauricio Takara
Mundo Tigre (Desmonta, 2014)
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mv&ee


Return From The Stars
MV & EE
Alpha Lyrae (Child Of Microtones, 2014)
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