David Moss | Hanes Strobl
At the Beach – Music for Voice and Electric Bass

tu prova a togliere un vertice ad un triangolo che pensavi perfetto. che accade? due lati si snodano slacciandosi? gli angoli si slabbrano sfilacciandosi? e la forma è perduta? sul piano geometrico si rischia il disastro ma su quello alchemico potremmo trovarci di fronte all’epifanìa aurea.
che succede se due terzi dei Denseland si accoppiano solitari lasciando (temporaneamente?) Hanno Leichtmann fuori dal gioco? nulla di grave e parecchio di mirabile! David Moss e Hanes Strobl approdano all’etichetta polacca Monotype Records per questo loro debutto in duo che procede sulle traiettorie visionarie disegnate in terzetto. Hanes Strobl pensa, annota ed incide alcune elucubrazioni per basso solo (elettrico, processato e spesso nella sua versione eretta di upright bass); tappeti notturni, scheletri di canzoni calcificate, stratificazioni. materia apparentemente fredda da sottoporre alle capacità vulcaniche della vocalità di David Moss.
entrano in studio senz’altro che questi scarni bozzetti grumosi, incesti di ispirazione, visioni. conoscono le reciproche allucinazioni e ad esse si affidano. abbandonandosi.
David Moss inizia a improvvisare al primo ascolto senza darsi la premura di ascoltare in anticipo. nascono dei nuclei di significato, vocaboli, gangli ai quali appigliare detriti del proprio flusso di coscienza. ogni brano è inseminato di materia vocale, lallazioni, borbottìi, gorgogli, gargarismi: vocaboli che si annodano attorno ad aborti sintattici, stringhe seriali e narrazioni monche. successive sovraincisioni rafforzano la natura autistica di questo processo creativo.

At the Beach – Music for Voice and Electric bass

At the Beach – Music for Voice and Electric Bass (Monotype Records, 2014) è il sorprendente frutto di questo connubio. la materia è scura seppur dotata di una leggerezza diafana, l’ambientazione notturna contrasta con una copertina da cartolina d’antan: la grande maestrìa di questi due diavoli è quella di riuscire a mantenere la misura e la briglia a questo delirio di suono e follia. se esistesse un territorio fra la poesia sonora e la canzone (nel suo senso più indefinito) è lì che si porterebbero a pascolare dischi come questo.
chi conosce la discografia precedente dei Denseland (Chunk, 2010; Like Likes Like, 2013) non avvertirà smarrimento o sgomento: a chi giungesse qui digiuno di quei due dischi consiglio una dieta sobria preparatoria per ruminare e assimilare agilmente questo At the Beach; oppure di disertare ogni buon consiglio e integrare successivamente se solo se ne avesse voglia. resta fuori discussione la natura di questo disco di ottundente bellezza al quale invito all’ascolto.

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