Exploding Star Orchestra Stars Have Shapes

si apre con un fischio morriconiano il nuovo lavoro della Exploding Star Orchestra di Rob Mazurek. fischio solitario che risuona in una eco desertica e polverosa: verrebbe da pensare al sole allo zenith a spaccare pietre e sabbie roventi di una western valley e invece è assai più probabile che quel fischio rimbombi nel vuoto siderale del cosmo, fra l’oscurità algida dell’atmosfera. fischio solitario, astronautico.
Stars Have Shapes (Delmark, 2010) è il reseconto più attendibile che ci inviano le nostre vedette dal largo dei bastioni di Orione, avanposti di quei confini che la musica di questo 2010 ha affidato all’acuta sorveglianza di Rob Mazurek e del suo equipaggio. sulla carlinga della sonda sono effigiati in smalto i due nomi a cui è dedicata la missione: Bill Dixon e Fred Anderson, luminari maestri cosmonauti di quelle lande che questo jazz vuole esplorare.
Rob Mazurek (cornetta, direzione, composizione, costruzioni elettroacustiche), Nicole Mitchell (flauti, voce), Matthew Bauder (clarinetto, sax tenore), Jeb Bishop (trombone), Jason Stein (clarinetto basso), Greg Ward (sax alto), Jason Adasiewicz (vibrafono), Matthew Lux (basso elettrico), Josh Abrams (contrabasso), John Herndon e Mike Reed (batteria), Carrie Biolo (gong, vibes, percussioni), Jeff Kowalkowski (piano), Damon Locks (word rocker): con una ciurma del genere si può affrontare qualsivoglia crociata galattica per verificare e definire l’effettiva forma delle stelle.

quattro composizioni silicee: due espanse e obnubilanti (Ascension Ghost Impression no.2, Three Blocks of Light) e due calde, per decompressioni da pressurizzazione (ChromoRocker, Impression no.1). una cinquantina di minuti/luce devastanti per bellezza e decontestualizzazione dello spazio tempo.
ho letto altrove tentativi di assimilazione e di descrizione dell’inaudito immaginifico di questo suono: chi ha nominato Alice Coltrane e chi Pharoah Sanders, senza dimenticare il Miles Davis elettrico e la benedizione visionaria di Sun Ra (the space è pur sempre il suo luogo). io non mi sento in grado di descrivere, per digiuno di avventure orbitanti e per sconsiderata fiducia nelle ricerche del capitano Mazurek.
poco importa poi se si scopre che alcuni suoni derivano da campionamenti di insetti carpiti all’apice di una eclisse o da una pioggia torrenziale nella foresta amazzonica; intercettazioni radio improbabili e saturazioni di field recordings rubate ad una giornata qulunque della capitale danese, riproduciamo l’incomprensibile con la tavolozza di suoni del nostro scibile, come possiamo, come sappiamo.
il rapporto inviato dall’Exploding Star Orchestra ottunde i sensi e confonde i tempi del nostro presente: nell’incertezza blanda di sapere se vi siano altre forme di vita nel cosmo mi è sufficiente sapere che vi si può trovare un suono come questo.
e tanto basta.
passo e chiudo.

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5 risposte a Exploding Star Orchestra Stars Have Shapes

  1. hrundi v. bakshi scrive:

    Bentornato!

  2. SigurRos82 scrive:

    I richiami al free/spiritual jazz di Alice Coltrane, Pharoah e Sun Ra mi hanno incuriosito assai 🙂

    E grazie ancora per Afrocubism!!!

  3. Pingback: 2010 | borguez

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