sei gorilla in tribunale. Ravenna.

Ho un problema con le fave. Non riesco ad amarle. Poi con le galline. Mi schifano, quasi mi inquietano. Ho un problema con gli ombrelli. Mal li sopporto. Con i cassetti aperti e le ante che non si chiudono. Soprattutto di notte. Mi impauriscono. Potrei soffermarmi ancora un poco, concedere tempo al pensiero ed elencare altre faccende per cui svalango insofferenza ingiustificata. Mi chiedessero il perché, risponderei Non so.
Filosofando inventerei frasi con la parola atavico a far da protagonista, per discolparmi dal non riuscire a dare spiegazione logica. Perché ci sono insofferenze senza scuse, senza ragioni. Questioni di pelle. Incapacità incomprensibili. Blocchi insensati. La scultura. Le tre dimensioni della scultura. Mai sono riuscita a farle mie. O piuttosto, molto raramente. Pronta a commuovermi davanti a un quadro, ad inginocchiare meraviglia di fronte ad una fotografia, a studiare la calligrafia come fosse incrocio di strade su cui riconoscere bellezza, mi sono sempre raggelata davanti alla scultura. Perché? Non so. La sensazione è sempre che gli oggetti comuni – dal paio di occhiali, al volto di donna, al fiore sul ciliegio, al vuoto – siano già la perfezione raggiunta, siano già il reale non interpretabile, il riassunto non sintetizzabile. Nemmeno la scultura astratta, futurista, cubista solitamente mi emozionano. Così, spesso rimango di stucco nell’imbarazzo che la terza dimensione mi inculca.
Oggi però qualcuno mi ha portato in gita al Palazzo di Giustizia, a Ravenna. No, nessun avvocato, nessun giudice, nemmeno le loro tre dimensioni, ad aspettarmi. Nessun appuntamento rischioso. Il palazzo è triste, algido, monocromatico e sbiadito. Il silenzio è infame e bugiardo. Una sola entrata per la corte interna, larga, ottagonale e grigia. Si varca un passaggio e ci si ritrova più piccoli.
Sei gorilla giganteschi intimano di prestare attenzione. Dimensione naturale. Colate di bronzo. Neri. Narici sprofondate. Sguardi differenti, posizioni in movimento, in riassetto. Sei gorilla dentro il Palazzo di Giustizia. Bellissimi. Bellissimi. Bellissimi. Pare stiano per dirigersi verso l’uscita – che è l’unico ingresso. O sembra vogliano difendere nell’occupazione del suolo. O potrebbero voler fare due chiacchere. O cominciare invece l’invasione del mondo. O essere monito. O essere scherno.
Davide Rivalta, l’artefice. 1974. Di Bologna. I miei complimenti.

A informarsi un poco, si scopre il suo piacere nel rappresentare animali. Nell’usare il metallo o la vetroresina. Anche lo schizzo, l’impasto. Perché? Non so. Semplicità di un’idea. Coraggio nel proporla. Coerenza nel riprodurla. Perché? Non so. Perché dentro ad un tribunale – rinchiusi o liberati, in attesa o in aggressione, in difesa o in protezione – è sconcertante trovare sei grossi gorilla che osservano. Sbigottisce. Sbalordisce.
“Ho voluto dare forma ai sentimenti intensi, a volte brutali, che vivono in chi attraversa un tribunale” illustra Davide Rivalta. ”L’efficacia dell’opera nasce dal contrasto che si percepisce tra l’austerità immobile propria di un Palazzo di Giustizia e l’energia primordiale delle sculture” spiega la Procura di Ravenna. Che non è affatto semplice tollerare sei gorilla che passeggiano là fuori, là sotto le aule di magistrati, gli uffici di avvocati, le sorveglianze di poliziotti. Io li trovo splendidi. Ma non è scontata la comprensione di quest’ironia e di queste vicinanze – questi accostamenti. Io però non posso non sorridere pensando a George Brassens, e poi a Fabrizio De André. Al loro gorilla. E allora nulla ferma la carovana di personaggi che immagino colare in bronzo dentro la corte del tribunale: vecchine, nani, zingari, prostitute, condannati, marinai, preti.

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15 risposte a sei gorilla in tribunale. Ravenna.

  1. hrudi v. bakshi scrive:

    Non ci crederai ma nonostante le dimensioni, la bellezza, lo stupore, il nero, non tutti quelli che varcano quel tunnel la mattina riescono a vederli!
    Sono Bellissimi…quando decido di sposarmi provo a metterne uno nella lista di nozze non si sa mai che gli amici facciano una pazzia.

  2. : alice; scrive:

    c’è anche chi non si accorge di essere partorito e nascere…

    perché non provi a metterne uno nella lista nozze e sposarlo?
    un’idea come un’altra, tanto per risparmiare… ehehehehehehe

  3. hrudi v. bakshi scrive:

    non mi sembra una buona idea! preferirei averlo fuori casa fra gli alberi

  4. : alice; scrive:

    beh, non sei nè una vielle décrépite, nè un jeune juge… potrebbe essere comunque un matrimonio che funziona!

  5. bertalù scrive:

    le stesse difficoltà di fronte alla tridimensionalità ma a quei gorilla ho voluto bene sin dal primo istante, e sin dal primo istante mi sono chiesta..’chissà come è capitato tanto buon gusto in un luogo così lontano dal ben fatto e dal ben costruito (che trattandosi di un polazzo di giustizia senza uscite di sicurezza a norma…se ci penso mi viene la pelle a quadretti!), chissà come?…

  6. : alice; scrive:

    bertalù, è vero.
    la strana sensazione che sia sfuggito a qualcuno un sì che ha concesso alla bellezza di appoggiarsi, quasi per errore.
    mi piacerebbe davvero sapere come quel sì sia potuto evaporare dalla voce di qualcuno, sia potuto crescere nella convinzione di quel qualcuno.
    raramente ma evidentemente a volte lo lasciano ancora capitare.

  7. bertalù scrive:

    non credo che la nostra curiosità troverà ‘ristoro’, ma nel contempo ci godiamo il piacere di una sensazione condivisa…

  8. zazie scrive:

    Stupore, di fronte a quei gorilla, durante una mattina di luglio, quando andai a ritirare un certificato penale.
    Ebbi una sensazione simile quando lavoravo al Museo d’Arte di Ravenna e una mattina, prima dell’inaugurazione della mostra su Aldo Mondino, piazzarono una enorme scultura proprio nei pressi dell’entrata. Era un enorme pesce da cui spuntavano due gambe sottili e anoressiche (tipo quelle delle sculture di Giacometti), alto almeno 15 metri. Sono quelle opere che non ti aspetti di vedere e ti lasciano così, con una specie di sorriso dentro gli occhi. Ma quello era un museo; di certo al tribunale l’effetto è più sorprendente poichè si gioca sul fattore sorpresa.
    Altre sculture interessanti in giro per la città non mi sembra ce ne siano…certo che, se vogliamo ammirare il vero nauseabondo mondo del kich, basta fare una passeggiatina a Marinara…bleach!

  9. déserteur scrive:

    alice, giungo tardi a questo post e al tuo bel blog, per questo mi vorrai perdonare l’intrusione, ma la lettura fatta mi fa salir su questo: sono cresciuto giocando con animali di plastica… quelli veri li incrociavo qualche vota durante le “vacanze”, e me li sarei sempre voluti portare a casa tutti! neanche io sono
    particolarmente attratto dalla scultura, ma se ci sono gli animali tutto cambia: rubare spazio al cemento “abitativo”, per regalare scampoli di jungla, foresta, mare… fantastico! http://www.pompon.fr/

  10. : alice; scrive:

    sculture “animalesche” di questo tipo mi danno la pacifica sensazione che comunque stia andando e comunque andrà poi, ci siano loro a guardarci e a schernirsi della nostra complicatezza. in fondo un pò come se ci dicessero Fate, disfate, ammalate pure, inventate acrobazie inutili, incespicate nel farlo, ma tanto animali pure voi, animali tutti voi, come noi

  11. luCa scrive:

    Io i gorilla li ho scoperti circa 1 mese fa…forse un po’ in ritardo, ma non è mio solito recarmi al palazzo di giustizia di ravenna.
    Tuttavia mi hanno colpito al volo. E’ mio solito camminare guardando per terra, pessima abitudine, e quel giorno alzando gli occhi per non sbattere in una colonna sono rimasto folgorato dall’imponenza che mi sono ritrovato davanti.
    MERAVIGLIOSI!!
    Quindi si possono fotografare liberamente? Dite che se vado là con la mia reflex nessuno mi rompe le scatole??
    Vorrei tanto

  12. : alice; scrive:

    la fotografia è democratica.
    tutto esiste nella libertà di imprimerlo.
    figuriamoci poi sei gorilla in un tribunale…
    l’apoteosi dell’utopia da ricordare con uno scatto.

  13. davide scrive:

    vi ho letto con piacere, così per caso, vi segnalo anche un disegno di rinoceronti all’Autorità Portuale.

  14. : alice; scrive:

    Benvenuto Davide,
    del resto benvenuti noi tutti tra i tuoi gorilla, direi.
    Già avevo trovato immagini sui rinoceronti all’Autorità Portuale di Ravenna.
    Mi prometto di avvicinarli dal vivo.
    Se mai ricapitassi qui, potresti segnalarci eventuali prossime occasioni in cui incontrare te o il tuo bestiario?
    Un saluto e sempre, ancora, senza rumore, i miei complimenti.

  15. punck scrive:

    beh..dove lavoro io c’e il bestiame in carne,ossa e… corna

    ungulati al petrolchimico.

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