Romulo Fróes
Barulho Feio

aspettavo il nuovo disco di Romulo Fróes, senza fretta e senz’ansia. volgere sguardo ed orecchie verso la musica brasiliana è oramai una necessità gratificante, un vizio quasi un tic: da laggiù continuano a giungere musiche che ammaliano il mio instancabile desiderio di epifanie. e io ringrazio, obrigado. aspettavo Romulo Fróes perché sospettavo che la sua parabola artistica stesse per giungere ad un apice segnato dalla prospettiva dei suoi lavori precedenti: quattro dischi nello spazio di dieci anni che lo avevano portato ad ondeggiare fra l’esplorazione dei confini del samba, un flirt acerbo con un pop rock troppo angusto per il suo “corpo” artistico, un sovraccarico strumentale a farcire la bulimia da arrangiamento e l’esperienza soft funk dell’ultimo disco. non tragga in inganno questo rapido excursus, tutti dischi notevoli ma accomunati da un vago senso di incompiutezza.

romulo

nato a São Paulo nel 1971 e ivi residente. chitarrista con una delle voci più pregiate della giovine leva della MPB intrappolata in un physique du rôle inappropriato. frequenta e collabora con la fulgida scena musicale cittadina che annovera nomi come quelli di Kiko Dinucci, Marcelo CabralThiago França e Rodrigo Campos (il progetto Passo Torto ruota attorno a questi artisti) e coltiva solitario una vena letteraria (e poetica) che doveva trovare la sua dimensione propria.

barulho_feio

Barulho Feio (YB Music, 2014) è dunque il disco che quieta l’attesa e che sbalordisce per l’essenzialità raggiunta da Romulo Fróes. è un disco in bianco e nero, nudo, scarno e fragile. un concepimento che non può lasciar spazio all’indifferenza con una forza calma che pulsa al centro nevralgico di queste narrazioni. la capacità di destrutturare e fecondare allo stesso tempo la tradizione della canção è impressionante: una serie di acqueforti per voce e chitarra punteggiate da una chitarra elettrica (Guilherme Held), un basso (Marcelo Cabral) e un sassofono (Thiago França). nessuna percussione se non quel ritmo sotteso ancora più pulsante perché volutamente taciuto. sembrano composizioni malnutrite, sferzate dall’aleatorietà di alcuni field recordings carpiti in poco più di mezz’ora fra la superficie stradale e una stazione metropolitana della città; melodie intonate in minore, narrate e sparpagliate a lasciare interstizi in cui si avverte un senso d’assenza che verrebbe voglia di occupare entrando fisicamente dentro le canzoni.
un canzoniere davvero petróso ricamato con spago e filo spinato da sperimentazioni sporadiche, rarefazioni da avant jazz e tagli elettrici di chitarra.

il rumore fastidioso (Barulho Feio) evocato dal titolo è soltanto in una traccia esclusa dal mix finale, un mormorìo interiore da raccontare a parole, il disturbo ingombrante della tradizione da osannare e distruggere con un solo gesto.
la solidità del concept del disco si mantiene integra ed organica a dipanarsi per le stanze di questi pochi ingredienti sparsi sul tavolo come nature morte.
l’attesa è valsa questa epifania,
buon ascolto

p.s. il disco è in download gratuito qui perché il Brasile da molto tempo è già altrove rispetto a questo occidente e non ha certo il tempo di aspettare (e comprendere) noi.

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10 Responses to Romulo Fróes
Barulho Feio

  1. Federico Savini says:

    discone. Pazzesco che metta in download gratuito una cosa del genere, che si direbbe anche prodotta molto bene (anche se sì, forse come produzione non è comunque costosa, ma certamente curata).

    • borguez says:

      caro Federico,
      innanzitutto sono lieto ti sia piaciuto, e discone mi pare alquanto appropriato. poi per la questione download gratuito ci sarebbe da indagare a fondo la questione brasiliana (magari è anche un spunto per un buon articolo): da almeno un lustro (ma forse di più) una buona parte della scena (diciamo) alternativa brasiliana utilizza tranquillamente questo mezzo associandolo ad una dose capiente di live, collaborazioni reciproche e grandi dischi. probabilmente è verosimile e possibile che questa possa essere una via alternativa alle tante diatribe sui diritti discografici che hanno affollato le discussioni degli ultimi anni.
      loro (i brasiliani) hanno avuto anni addietro un ministro della cultura che rispondeva al nome di Gilberto Gil e che fece una vera e propria battaglia a favore del creative commons e del copyright liberato: credo che i frutti siano questi!
      in Brasile succede anche questo e fanno dischi come questo!
      a presto

  2. Federico Savini says:

    ah sì, son proprio cose che sarebbero da capire…

  3. Mauro says:

    Grandissimo disco. Non sbagli un colpo caro Borg

  4. Nicola Altieri says:

    è bellissimo sapere che ad un orecchio finissimo come il suo piaccia questo misconosciuto ma illuminato artista, qualche anno fa io ed una mia cara amica rimanemmo folgorati da 2 sue perle contenute in Calado, (http://zeropunto2.wordpress.com/2010/04/24/romulo-froes/#more-840)
    Ho seguito anch’io con grande interesse il percorso artistico di Romulo Fróes e quest’ultimo lavoro appena ascoltato mi ha lasciato atterrito, è realmente una grande maturazione convolata in essenzialità. La leggo sempre con grande piacere, mi stia bene.

    • borguez says:

      ciao Nicola, e grazie per le parole. innanzitutto concediamoci il “tu” che mi suona meglio. Romulo Fróes è un segreto brasiliano abbastanza nascosto ma non così tanto da non arrivare a scoprirlo con quel sano pizzico di curiosità che vado sbandierando da anni dalle pagine di questo blog, per me stesso prima di tutto e per coloro che amano cercare qualcosa d’altro oltre le musiche “ufficiali”.
      in effetti Romulo Fróes incarna alla perfezione la soddisfazione di trovare un artista fuori dai circuiti ufficiali dal talento così cristallino. in più, e concordo con te, questo disco è davvero straordinario. si direbbe quello della maturità se non fosse che già sono qui a desiderarne altri e altri ancora.
      grazie per l’attenzione e buoni ascolti,
      a presto

    • borguez says:

      caro Luigi, innanzitutto grazie per il contributo, e poi ti confesso che la visione non fa altro che aumentare a dismisura il desiderio di poterlo vedere dal vivo: non dico in Italia, ma chissà mai che in Europa.
      prometti che lavorerai in questo senso e che soprattutto non esiterai a darci buone notizie non appena.
      grazie, a presto

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