Song From The Forest
Selected Recordings of Bayaka Music by Louis Sarno

in proposito al vizio di fare l’etnomusicologo seduto sul sofà credo di averne già dibattuto in passato, ma non è che raccontandola la cosa passi da sé: piuttosto si sclerotizza conclamandosi, come una sindrome alimentata da pigrizia e incoerenza. me ne resto insomma immobile fra le mura casalinghe ma non posso evitare che il fanciullino se ne vaghi in giro per il mondo incuriosito, impenitente e innamorato dei suoni reconditi del mondo.
l’ultima epifania acustica mi raggiunge dalla profonda oscurità della foresta pluviale della Repubblica Centrale Africana (Congo) dove vivono da tempo immemorabile i pigmei Bayaka appartenenti all’etnia Aka della grande famiglia dei pigmei Mbenga.
ma procediamo con ordine o meglio guidati dall’inconsueta traiettoria esistenziale compiuta da un etnomusicologo (lui lo è per davvero) americano che una volta uditi alla radio i canti di questi pigmei ha deciso di andare ad ascoltarli e registrarli da vicino. era la metà degli anni ’80 del secolo scorso e con un biglietto di sola andata partì verso l’Africa per seguire quell’incanto sonoro che aveva dato senso al suo cercare: non si è più mosso da laggiù, entrando a far parte della comunità dei pigmei Bayaka, sposandone una di loro e con essa concependo due figli, senza mai smettere di registrarne i canti, le musiche ed i suoni che regolano l’esistenza di una delle più antiche popolazioni che ha abitato il pianeta.

song from the forest stillLouis Sarno ha la faccia di un uomo felice. i suoi studi di etnomusicologia cercavano un senso più ampio del semplice recarsi sul campo a carpire i suoni reconditi del mondo: un senso di appartenenza più profondo e compiuto che potesse abbracciare ben oltre la sola esperienza lavorativa. in varie interviste Louis Sarno ha raccontato di aver apprezzato da subito il profondo legame che regola l’esistenza dei Bayaka con le musiche, i canti e le danze che ne scandiscono i ritmi biologici della comunità e dei singoli.

la peculiare musica dei Bayaka è stata considerata patrimonio dell’Unesco nel 2003 e la complessità dei loro canti polifonici è da sempre argomento di studio per un nutrito numero di etnomusicologi. assieme al canto (e alle danze) accompagnano la loro musica con strumenti costruiti con materiale organico della foresta o con lamellofoni (o idiofoni) anch’essi realizzati con oggetti recuperati dalla civiltà limitrofa che cinge la foresta. ed è proprio il suono della foresta (diurno e notturno) che fa da ulteriore sottofondo alle musiche dei Bayaka.

© Tondowski Films/ RealFiction

le prime registrazioni sul campo dei pigmei si possono far risalire agli inizi del 1950 quando Colin Turnbull viaggiò nell’allora Congo Belga per riportare i primi suoni all’ignaro occidente. Jean-Pierre Hallet invece ai bordi della foresta ci era nato e vissuto al seguito del padre pittore e da lì iniziò ad innamorarsi dei canti pigmei che ne determinarono poi la sua passione e la sua professione. le registrazioni di questi due musicologi assieme all’esperienza più recente di Louis Sarno sono raccolte in un cd uscito nel 1995 per l’etichetta Ellipsis Arts nella collana Musical Expeditions.

Echoes Of The Forest- Music Of The Central African PygmiesEchoes Of The Forest: Music Of The Central African Pygmies è un documento straordinario corredato da un libretto lussureggiante che racconta le biografie dei tre ricercatori oltre a narrare le storie che hanno imparato dalla loro permanenza in Africa.
registrazioni sul campo che documentano la polifonia complessa dei canti pigmei, i rituali della caccia, i canti che accompagnano i passaggi esistenziali della vita e i suoni di alcuni strumenti peculiari di questa cultura. i tre etnomusicologi si cimentarono anche nella letteratura raccontando questa esperienza attraverso libri che stupirono l’occidente lontano e inconsapevole. quello di Louis Sarno, scritto nel 1993 si intitola Song From The Forest: My Life Among the Ba-Benjelle’ Pygmies e fu tradotto in italiano con il titolo di Il canto della foresta La mia vita fra i pigmei ba-benjellè dall’editrice Garzanti ma risulta ad oggi di difficile reperibilità.
ma è la vita di Louis Sarno ad aver esercitato una forte attrazione all’industria cinematografica tanto che si contano sin qui tre film che lo riguardano. il primo, udite udite, è stato realizzato in Italia da Marcello Aliotta e Alberto Marchi ed è un documentario di 56 minuti dal titolo Un americano tra i Bayaka (2006): prestigioso quanto irraggiungibile in quanto ad oggi pare impossibile la visione (anzi se qualcuno mi potesse aiutare). il secondo invece è datato 2011 e porta il titolo di Oka!: una sceneggiatura diretta da Lavinia Currier che ripercorre la vicenda di Louis Sarno trasfigurandone la vicenda con metodologie holliwoodiane (lo posseggo ma attendo di vederlo per ultimo). il terzo ed ultimo (ad oggi) è invece il documentario Song From The Forest del regista tedesco Michael Obert.

SF_Poster_A4.indd

il film è del 2013 ma è ancora in circolazione nelle sale e nei festival e quindi di difficile reperibilità casalinga. narra la vicenda di Louis Sarno ed in particolare il viaggio a rovescio dalla foresta pluviale verso New York in cui il musicologo accompagna (in seguito ad una promessa fatta) il figlio tredicenne Samedi a vedere il luogo da cui proviene il padre.
la mia personale delizia però è stata l’ascolto della colonna sonora naturalmente realizzata con le registrazioni di Louis Sarno.

Song From The Forest
Song From The Forest (Gruenrekorder, 2014) vanta una qualità audio stupefacente che amplifica e mette in risalto la meraviglia di questi suoni. canti femminili lontani carpiti nell’eco recondita della foresta, strumenti dal suono profondo e ancestrale (ascoltare l’earth-bow detto anche angbindi) o ipnotici e amniotici (il geedal), i canti imitatori delle prede nell’arte venatoria di sussistenza, e poi flauti di canna, percussioni acquatiche, richiami spiritici, evocazioni di benvenuto o di commiato, e per finire un field recordings notturno degli insetti della foresta da lasciare sbalorditi.

davvero un incanto per le orecchie, per gli occhi e pure per il senso compiuto che alla fine si vuole cocciutamente trovare nelle scoperte incontrate sul cammino, perché a voler davvero chiudere un largo cerchio di significanza ci si mette pure la scoperta della profonda amicizia che lega Louis Sarno con uno dei registi e personaggi indispensabili al mio incanto e alla mia educazione sentimentale.

Jim Jarmusch racconta anche di aver tratto ispirazione dalla vicenda di Sarno per delineare due dei suoi film (stiamo parlando di Dead Man e Ghost Dog) oltre che aver ascoltato sempre con profonda attenzione le delizie sonore che l’amico riportava dal continente africano. l’equazione banale che recita Jarmusch + le registrazioni di Sarno mi conduce senza difficoltà a John Lurie (e a tante cose già dette su di lui) in un cerchio che mi sento di voler chiudere senza neppure troppe forzature.
questa dunque la personale delizia dell’etnomusicologo da sofà che vede rivelarsi l’incanto e la meraviglia, e a questa aggiungersi il senso di tante passioni bruciate in visioni, ascolti e letture. l’Africa urla, il mistero risplende ed il suo suono ammalia.
perché come dice l’amico Tore “la musica che ascoltiamo è tutta africana! anche noi siamo tutti africani, sbiancati dalla dieta a base di grano!”.
buon ascolto

This entry was posted in 2014, 2015. Bookmark the permalink.

4 Responses to Song From The Forest
Selected Recordings of Bayaka Music by Louis Sarno

  1. borguez says:

    doveroso aggiornamento al post.
    ho trovato “Un Americano tra i Bayaka” (citato più sopra) in questa pagina.
    buona visione

  2. Pingback: la radio uabab #116 speciale Polyphonie | Classica Orchestra Afrobeat |

  3. Pingback: Song From The Forest (finalmente), Polyphonie Party, Human Rights Nights, Cineteca di Bologna Lumiére |

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *