Giuseppi Logan

forse che di questi tempi, che dicono moderni, la celebrità o la notorietà, l’esistenza in vita e la gloria postuma si possono davvero soppesare semplicemente affacciandosi alla finestra fiorita di google e gridando il proprio nome? può darsi!
di certo la semplice menzione o la seppur piccola citazione garantiscono rintracciabilità e segno inequivocabile di interesse, di scoperta o disvelamento, e così facendo un poco di eco pare già rimbalzi in un futuro oscuro e incerto!
Giuseppi Logan una pagina su wikipedia ce l’ha!
chi era? chi è Giuseppi Logan?
mi imbattei in questo nome alcuni anni fa bighellonando in rete alla ricerca di misconosciuti e dimenticati clarinettisti della storia jazz. quel nome a dir poco strano non ci mise molto a catturare attenzione. ma le informazioni a cui giungere si limitarono a quelle riassunte nel wiki.
Logan fu una vera e propria meteora di passaggio in una stagione straordinaria del jazz che per sempre si chiamerà free. epoca straordinaria di assoluto anticipo, come sempre hanno fatto gli afromericani, sulle tendenze e le tensioni di lì a venire. Logan in quella New York culla di tanto splendore. Logan accolto da Bernard Stollman nella neo fondata ESP Disk. Logan circondato da veri e propri monumenti come Albert Ayler, Archie Shepp, Ornette Coleman, Pharoah Sanders e Bill Dixon. ma la storia a quanto pare si dimenticò di lui. perché?
due i dischi a suo nome. The Giuseppi Logan Quartet (ESP Disk 1007, 1964) vede comparire a fianco del sassofonista tre musicisti che la storia l’avrebbero poi fatta davvero. Don Pullen, Eddie Gomez, Milford Graves. paradossalmente è la tecnica incerta e la non luminosa capacità compositiva a mettere in secondo piano Logan. ma il disco c’è e forse è bene ringraziare i tre musicisti a fianco del leader. Logan appare guascone al limite dell’inappropriato, sconnesso e zoppicante. eppure cattura. suona, si affanna e rincorre. stride e recalcitra fino a definire per difetto una sua tecnica peculiare e stranamente riconoscibile. i critici e detrattori non furono esattamente magnanimi.
malgrado questo ci fu una seconda opportunità. More (ESP Disk 1013, 1965) vede gli stessi sideman del precedente (tranne un avvicendamento fra Eddie Gomez e Reggie Johnson al basso). sempre free ma assai più ingentilito e reso mansueto, più “melodico” e “coltraniano” (mi si conceda!) del precedente, forse anche meno pretenzioso e con sprazzi lirici assolutamente interessanti, ma non bastante a riscuotere le sorti di una carriera. carriera “ufficiale” che a quanto pare si chiude qui malgrado si narri dell’esistenza di un ESP Disk 1018 dal titolo “The Giuseppi Logan Chamber Ensemble In Concert” che però non vedrà mai la luce. ci fu anche il tempo per un tour con Patty Waters (accompagnandola sublime al flauto) e poi non si seppe più nulla.
anedotti si rincorrono e si smentiscono (i più significativi sono riportati sul wiki di cui sopra). chi parla di erratic behavior, chi di droga o più semplicemente di insanità mentale. ciò che però risultò evidente è che scomparve dalla scena e della ribalta musicale per sprofondare da qualche parte ad Harlem. ma ci fu giusto il tempo di un’apparizione in questo filmato del 1966 per la regia di Edward English (?): lo si vede passeggiare con prole e cagnetto al guinzaglio per qualche parco newyorkese, si ascolta la sua musica in sottofondo e lo si ascolta raccontare tranquillo a dispetto delle tante voci che lo riguardavano. e la cosa, sia ben detto, stride un poco e conserva qualcosa di sospetto… e pure d’inquietante!

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=cSb-JgMIeuA]

poi più nulla davvero… disperso e addirittura dato per morto agli inizi dei ’90 (allmusic a tutt’oggi riporta questo nella sua biografia) è stato probabilmente riscoperto tardivamente da quella long tail innescatasi dall’utilizzo delle risorse della rete. l’artwork di Howard Bernstein e Lee Greene che compariva sul primo disco di Logan è stato recentemente riutilizzato da Wu Ming per la copertina della raccolta The Old New Thing.
ma agli inizi di quest’anno il sito www.sermonaudio.com ha scovato Giuseppi Logan fra gli assidui fedeli di qualche chiesa battista o presbiteriana e il pastore non ha perso l’occasione di intervistarlo.
il risultato è a dir poco surreale!

Giuseppi Logan resta un personaggio quantomeno anomalo della storia del jazz. la sua vicenda valeva la pena di essere brevemente tratteggiata da queste righe. l’oblio allontanato un poco. la sua musica – assai più importante – resterà!

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0 risposte a Giuseppi Logan

  1. diego scrive:

    eh, magari di quei fervidi anni sono più i nomi che non compaiono su wiki (e che avrebbero meritato di) piuttosto che quelli che si possono trovare con una semplice ricerca in google. non lo so, non c’ero, ma immagino -o mi piace immaginare- che sia così.

    hai davvero quella pubblicazione di Wu Ming?

  2. borguez scrive:

    le consento di immaginare caro Diego, eccome, e aggiungo pure che se non sarà wiki di certo qualche altro sito ospiterà tanti più nomi di quanti se ne possono dimenticare.
    perché quei fervidi anni non si scorderanno!

    non posseggo quella pubblicazione e non credo che la possederò in futuro.
    preferisco di gran lunga recarmi direttamente alla fonte, alla ESP Disk!
    credo sia di gran lunga meglio…

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